Dizionario del liberalismo opera indispensabile per i politici poco liberali (Il Gazzettino)

di Luigi Tivelli, del 25 maggio 2015

Da Il Gazzettino del 23 maggio

L'Italia ha un grande debito culturale e politico con il pensiero e l'azione dei grandi statisti e uomini di cultura liberali: da Cavour a Giolitti, da Einaudi a Croce, a tanti altri. Un pensiero che segna uno dei filoni migliori che stanno alla base della stessa Costituzione del 1948, e che fino ai primi anni Sessanta ha esercitato anche una certa influenza sulle politiche pubbliche. Oggi però, dopo che Silvio Berlusconi aveva promesso una "rivoluzione liberale" che poi nessuno è riuscito a vedere, i pochi liberali ancora in servizio permanente effettivo si muovono come tuareg sparsi nel deserto, rimane solo la sigla di un piccolo partito liberale ridotto al lumicino. Eppure ci sarebbe più che mai bisogno di iniezioni di pensiero e azione liberale, a cominciare da serie e vere liberalizzazioni, per le quali non basta certo il piccolo provvedimento recentemente inoltrato alle Camere.
Giunge dunque opportuna la pubblicazione del "Dizionario del liberalismo italiano" di cui nelle scorse settimanel'editore Rubbettino ha mandato in libreria il secondo volume. Con esso la casa editrice di Soveria Mannelli rafforza ancor più il suo brand della cultura liberale: il Dizionario è infatti solo un ultimo passo che segue alla pubblicazione di tanti classici italiani e stranieri del liberalismo e di tanti autori dei diversi filoni del pensiero liberale contemporaneo. La ricca edizione in due volumi del dizionario, con la sovrintendenza di un comitato promotore in cui compaiono tra gli altri Luigi Compagna, Francesco Forte, Tommaso Frosini e Giovanni Orsina, vede nel primo volume le diverse voci proprie di una piccola enciclopedia, scritte da economisti, giuristi, storici, critici, giornalisti, appartenenti a scuole di pensiero diverse, tutti accomunati dalla tendenza accogliere gli effetti per la società italiana di quel deficit di liberalismo che è una delle cause dell'anomalia dell'Italia rispetto alle grandi democrazie occidentali.
Tra gli autori ci sono anche economisti, intellettuali e studiosi impegnati nel mondo politico ed economico come Antonio Martino autore della voce "liberismo" o come Antonio Patuelli, presidente dell'Associazione bancaria italiana, che ha scritto varie voci. Compaiono anche decani del giornalismo liberale come Giovanni Russo, autore della voce molto ricca e significativa "meridionalismo". A molti politici contemporanei, a cominciare da quei "dilettanti", di cui parla Pino Pisicchio nel suo recente libro dall'omonimo titolo (Guerini Editore), sarebbe poi da raccomandare la lettura della bella voce di Maurizio Serio "metodo liberale" perché, se nel fare politica oggi si seguisse il "metodo liberale", il processo decisionale funzionerebbe molto meglio, le riforme sarebbero più appropriate e vivremmo in una democrazia più civile.
Scorrere il Dizionario poi, che nel secondo volume presenta una selezione di biografie di 360 personalità che hanno fatto parte del mondo liberale dagli inizi dell'800 a tutto il XX secolo, nell'Italia in cui impazza il presentiamo, è un modo per ritrovare le nostre radici. Ripercorrere il pensiero e le opere di statisti, leader politici, personalità dell'antifascismo, della resistenza, degli anni della ricostruzione, di grandi economisti, aiuta a ritrovare la nostra identità: ce n'è bisogno oggi più che mai, perché non sono gli hashtag o i tweet a fare l'anima di un popolo, ma come diceva il grande Alexis de Toqueville "le società umane così come gli individui diventano qualcosa solo grazie alla libertà" per la quale serve una cultura della libertà.

di Luigi Tivelli

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