Dino Quartana - Meeting Rimini 2005
Testi di S.E. Card. Angelo Scola, Cecilia De Carli, Maria Antonietta Crippa

A cura di

Collana: Varia
2005, pp 96
Rubbettino Editore, Fuori Catalogo
isbn: 8849812868
Niente forse come l’arte, quando è autentica, ci mette davanti alla inesauribile, testarda “sporgenza” della realtà rispetto a ogni illusoria pretesa da parte dell’uomo di “comprenderla” (il verbo, nel suo etimo latino - com-prehendo - è sinonimo di catturare) dentro le proprie triangolazioni mentali. La stoffa ultima della realtà, infatti, è il Mistero. O per essere più precisi, rubando una fulminante intuizione agostiniana, la res (la consistenza della realtà) è la Trinità. Tutto il resto sono signa. E a risultarne esaltata al massimo grado è proprio la libertà dell’uomo. La natura di segno del mondo è in funzione della nostra libertà. Ognuno di noi può decidere di rispondere alla pro-vocazione che la Trinità (di cui Gesù Cristo ci ha svelato il volto di Padre) gli fa attraverso la realtà – circostanze e rapporti - o di arrestarsi a ciò che di essa gli pare e gli piace. Della decisione per l’esistenza la Mostra oggetto del presente Catalogo, a cura di Cecilia De Carli, è testimonianza tanto affascinante quanto convincente. Pur nella diversa sensibilità – quella femminile di Marie Michèle Poncet (solidità e dolcezza, riconoscibili già nelle linee e nell’uso dei materiali), quella maschile di Dino Quartana (tensione drammatica e movimento, ravvisabili nelle linee spezzate, nell’aspra durezza del ferro che fende lo spazio…) - le opere qui esposte esprimono la stessa passione per la realtà concepita – ma, meglio, vorrei dire obbedita - amata e vissuta in tutta la sua profondità. I due artisti esprimono uno sguardo umanissimo, quello della fede, affinato in maniera acuta da anni di appartenenza ecclesiale vissuta dentro l’alveo di una speciale consacrazione. Così, annodando in un legame indissolubile l’eterno e il temporale (Poncet, Cielo e terra, per la tomba di Congdon), l’arte si fa eco potente di quella logica sacramentale, che è il supremo metodo della rivelazione dell’Unitrino all’uomo. E dallo sguardo di quest’ultimo traspare un cuore vigile, che dentro il visibile sa scrutare l’Invisibile (Poncet, La sentinella; e Quartana, tutta la Sezione Angeli). L’Essere si dona all’uomo, in una compagnia totale e permanente. Il ricordo si fa memoria : "Fate questo in memoria di me". Il sacrificio della croce viene riproposto sull’altare eucaristico (Poncet, Ricordo I e II ; Quartana, Grande sacrificio). Nel Crocifisso risorto, alla morte è strappato il suo pungolo velenoso. Da dura condanna cui piegarsi, sconfitti, si fa gesto di amore, supremo abban-dono (Poncet, Croce I e II, per la tomba di Emilia Vergani). E in tale consegna amorosa la libertà viene definitivamente liberata (Quartana, Salto alla corda o il vortice della carità). Mai comunque evacuando il dramma, perché "vita hominis militia est" (Quartana, tutta la Sezione Guerre). Investendo il tempo con la preghiera e l’offerta (Quartana, Grido I, Offerta). Dalla croce di Cristo sgorga una nuova potente fecondità : "Donna, ecco tuo figlio", "Giovanni, ecco tua madre" (Poncet, i diversi Calvario). Dalla nuova parentela generata sotto la croce ha inizio la Chiesa, dimora, grembo per la rigenerazione dell’io (Poncet, La barca I, II, III). Oltre ai due artisti, cui mi lega una lunga e intensa amicizia, sono profondamente grato a coloro che hanno reso possibile questa Mostra, autentico itinerario ascetico, cioè guadagno di santità – il nome cristiano della piena “riuscita” umana – per tutti. Venezia, 29 giugno 2005 (dall'Introduzione del Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia)