De Magistris. Il pubblico mistero (Il Mattino)

di Redazione, del 09 ottobre 2013

Da Il Mattino del 09/10/2013

«Due errori» politici con risvolti umani non trascurabili: la chiamata in giunta di Riccardo Realfonzo e Pino Narducci ormai ex amici. E due delusioni che si chiamano Raphael Rossi e Roberto Vecchioni con i quali però i rapporti non si sono interrotti. Una eccezione nella lunga sequela di addii che caratterizza la sua vita da politico. Personalità che da amici si sono trasformati in acerrimi nemici. Da sostenitori a demolitori. Riflessioni del sindaco Luigi de Magistris che vengono fuori nella lunga intervista tutt' altro che sentimentale nel libro:
«De Magistris, il Pubblico mistero. Biografia non autorizzata», di Gian Marco Chiocci, direttore de Il Tempo e Simone Di Meo, con prefazione di Filippo Facci. Volune dove si ripercorrono «I misteri, gli errori, i retroscena e le lotte di potere all'ombra della madre di tutte le inchieste. Che cosa è stata davvero Why not e che cosa ha rappresentato l'esperienza da pm di Luigi de Magistris in Calabria? Inchiesta che terremotò il governo Prodi, che alla luce delle recenti assoluzioni assume un significato diverso. Il sindaco tratteggia le sue tante vite, da Pm, da eurodeputato e quindi da sindaco. Ammette errori, non solo di tipo politico, corregge il tiro sulla storia dei «poteri forti» che spesso tira in ballo quando si sente sotto attacco («Non penso ci siano complotti è un ri-incontrarsi») e si dice pronto a chiedere scusa a chi, eventualmente, è stato tirato in ballo in alcune sue inchieste in maniera impropria pagando un duro prezzo. «Ma non credo - sottolinea - di avere fatto così male a qualcuno». In Basilicata, tuttavia, esiste un organismo dal nome emblematico: «Associazione vittime di de Magistris».
Un sindaco che non t'aspetti quello che viene fuori dall'intervista che chiude il libro, lo spaccato napoletano, quello degli ultimi 3 anni con le giravolte della giunta e i tanti cambi con sullo sfondo una costante: l'essere indagato. «Sull'ex assessore Realfonzo posso dire che forse è stato l'unico, vero, errore politico.  Realfonzo era inadeguato rispetto a quanto sta facendo il suo successore Palma. Realfonzo sarebbe stato un buon assessore in tempi di pace, ma per i tempi di guerra che viviamo ogni giorno, non era all'altezza. Mi ha deluso anche sul piano umano e per come si è comportato successivamente. E comunque il più grande dolore personale sul fronte degli ex amici, chiamiamoli così, è stato Pino...». Pino sta per Narducci, pm come lui, l'assessore sceriffo che ha sempre visto come il fumo negli occhi, per esempio, i centri sociali, tanto cari inveci al sindaco. «Anche qui probabilmente, ho fatto un errore. Perché Pino, come carattere, è una personalità forte. Devo dire, però, che l'errore è stato non prevedere una sua certa rigidità nei comportamenti, nelle condotte, nel vedere nel giusto modo le cose politiche. Se hai l'incarico di assessore occorre saper stare al tavolo dove c'è il conflitto, non si può ragionare con la mentalità di Pino Narducci quando svolgeva la requisitoria dei processi. Lui, purtroppo, è entrato in politica così: processava ogni cosa che vedeva, scriveva lettere, appunti, riservate, era una logica, la sua, che,  secondo me, con la politica c'entrava poco». È il turno dell'ex presidente di Asìa, Raphael Rossi: «Abbiamo chiarito e abbiamo ripreso i rapporti per via del suo incarico in una realtà complessa come Reggio Calabria, al di là di alcune tensioni, non c'è mai stata una rottura personale vera e propria. Raphael la città, non la conosceva così a fondo. Non era capace di affrontare in modo risolutivo certe questioni.
Mi ha un po' deluso». Stonate anche le note suonate da Roberto Vecchioni chiamato alla guida del Forum delle culture: «Con Roberto le cose sono andate in maniera diversa, lui è un poeta. Non prevedere bene che non potesse essere in grado di gestire il Forum è stato un errore». Che farà de Magistris a fine mandato? «Ci sono altri tre anni da sindaco, penso di aver fatto un errore a schierarmi nella campagna elettorale per Ingroia, quindi nel tempo che resta non mi schiererò con nessuno. Dopodiché vediamo. Potrei anche ricandidarmi, la mia vita comunque la vedo nella politica. Quanto alla magistratura deve essere autonomama e deve anche finire la stagione di quanti talvolta cercano, anche indirettamente, di condizionare la politica. Perché questo Paese, nel bene e nel male, è stato troppo condizionato dall' attività giudiziaria».

DI LUIGI ROANO

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