Dalla società aperta alla società chiusa
Della grandezza e rovina della civiltà antica e rinascimentale e forse anche della nostra

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Collana: Saggi
2013, pp 238
Rubbettino Editore, Storia, Storia generale e mondiale
isbn: 9788849836493

La storia dello sviluppo occidentale non è una vittoriosa cavalcata che parte dal rinascimento delle città italiane dell’XI secolo per giungere sino all’ipertrofia tecnologica odierna. Alcune luci si spengono, stati e città che furono un tempo floridi e orgogliosi rallentano la corsa, si assopiscono in un sonno profondo dal quale si sveglieranno solo dopo secoli. E se si guarda oltre la rinascita medievale si intravedono altre esperienze, altre ascese e altri crolli che pongono assillanti interrogativi. La fonte delle ricchezze e del progresso è la libertà tutelata dal diritto, la società aperta. La stasi e la stagnazione sono il prodotto del dispotismo del potere, della società chiusa. La storia testimonia dell’esistenza di società aperte, affini alla nostra, (la repubblica romana e la repubblica fiorentina ad esempio), che si svilupparono e prosperarono. Eppure perirono perché caddero sotto le grinfie del dispotismo orientale. Perché un popolo che ha imboccato la strada del progresso continuo, della crescita, ad un certo punto deraglia, cambia strada e punta dritto verso la società chiusa? Perché le repubbliche crollano? Perché si passa dalla società aperta alla società chiusa?

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