Dal non-essere all'essere
Generazione naturale ed eternità del mondo nel «De Generatione et Corruptione» di Aristotele

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Collana: Storia delle idee
2006, pp 310
Rubbettino Editore, Filosofia e Religione
isbn: 9788849816198
Prefazione di Enrico Berti
Il titolo del volume (Dal non-essere all’essere. Generazione naturale ed eternità del mondo nel ‘De Generatione et Corruptione’ di Aristotele) racchiude l’importanza che il trattato assume sia per la filosofia aristotelica, sia per la riflessione filosofica anteriore e posteriore ad Aristotele. Al tempo stesso, presenta l’intenzione di metterne in luce gli aspetti più originali sia dal punto di vista contenutistico, sia metodologico. Si tratta innanzitutto di esaminare il grande nucleo problematico di ogni riflessione filosofica: il rapporto tra non-essere ed essere. L’intento del volume è mostrare come Aristotele, in virtù della propria teoria della generazione/corruzione, sia stato in grado di sanare l’abisso ontologico tra ciò che è e ciò che non è. Il trattato De Generatione et Corruptione è uno scritto di filosofia teoretica, che appartiene a pieno titolo a quella che Aristotele chiama ‘scienza fisica’ o ‘della natura’. In accordo con la metodologia scientifica di Aristotele, il punto d’osservazione scelto dall’autrice riesce a portare allo scoperto le quattro cause della generazione/corruzione, non limitandosi al testo del De Generatione et Corruptione, ma ricostruendo quanto Aristotele afferma sul divenire naturale anche in altre opere. Tra queste certo la Fisica, ma anche i ‘libri centrali’ della Metafisica e l’altra opera dedicata fin dal titolo alla generazione: il De Generatione Animalium. Da questo lavoro di analisi emergono almeno tre punti centrali per il pensiero ‘fisico’ di Aristotele: l’eternità dei principi del divenire, conseguentemente il ruolo fondamentale della materia prima nei processi generativi e infine la presenza in Aristotele di una prospettiva essenzialista, che prevede l’universalità e l’unità delle forme sostanziali secondo le specie. Il volume ricostruisce inoltre la ‘fortuna’ concettuale della teoria aristotelica della generazione/corruzione nella tarda antichità e nel medioevo, attraverso una lettura parallela dei commentari rimasti a nostra disposizione. Secondo Enrico Berti il lavoro di Antonella Doninelli «è certamente un contributo molto utile alla conoscenza di Aristotele e dell’influenza che il suo pensiero ha avuto nella storia della filosofia», e può essere anche in grado di costituire uno strumento nelle mani dello specialista aristotelico in quanto «colma un vuoto nella letteratura critica su Aristotele, perché è la prima monografia dedicata interamente alla dottrina aristotelica del mutamento sostanziale, comunememte chiamato generazione e corruzione».