Dal cuore dell'Africa

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Collana:
2012, pp 84
Rubbettino Editore, Società e scienze sociali, Problemi e processi sociali, Iride Edizioni
isbn: 9788864920306
L’introduzione di una delle guide piu’ famose dell’Africa cita, Binyavanga Wainaina, un noto scrittore keniota, il quale sostiene che ogni occidentale che scrive sull’Africa non puo’ fare a meno di parlare delle malattie, delle guerre, e dei bambini denutriti. Binyavanga inoltre dice che un altro tipico cliche’ e’ di parlare dell’Africa come di un continete omogeneo e di non sottolineare mai le cose positive, a parte i tramonti mozzafiato ed il cielo infinito. Anche questo libro e’ probabilmente caduto in questa trappola, ma solo in parte. Questo testo e’ il diario di quattro anni di vita passati in Africa, in esso tocco aspetti personali che potrebbero a volte risultare oscuri ad un lettore che ignora la mia storia personale. Inoltre, essendo partito per l’Africa da single e tornato con moglie e due figle, i cambiamenti non sono mancati. Insieme ai cambiamenti personali, il libro parla di un continente anche esso in cambiamento, anzi in crescita, nonostante innumerevoli contraddizioni. I cambiamenti sociali ed economici che l’Africa sta attraversando non sono meno marcati di quelli che avvengono in Cina o in India, semplicemente sono piu’ silenziosi. L’Africa infatti, o almeno l’Africa che ho conosciuto, e’ un posto silenzioso, quasi timoroso di apparire. Eppure in questo silenzio ci sono storie bellissime che meriterebbero certamente di essere raccontate, ma, anche, e forse soprattutto, ci sono persone che vivono la propria vita a testa bassa, spesso nell’anonimato, che lavorano duramente per dare un futuro migliore alla prossima generazione, persone che potrebbero benissimo essere i protagonisti di un film, ed a quel punto verrebbero chiamati eroi. Il libro che avete nelle mani, con qualche eccezione, non prova a raccontare queste storie, piuttosto si limita ad illustrare il piu’ ampiamente possibile le gioie e le sofferenze che ne fanno da contesto, quasi da scenografia. Si parla di malaria, di AIDS, di cambiamenti climatici, di fame e di poverta’. Ma anche di cose piu’ “leggere” come i mezzi di trasporto, i mercati, i luoghi di vacanza ed i parchi nazionali. La chiave di lettura sono i miei quattro anni di vita passati ad osservare questo contesto cosi’ dicotomico, con gli occhi di un’occidenale sì, ma sempre ben aperti. Ho cercato di scrivere e descrivere cio’ che vedevo e che vivevo, senza filtri, e minimizzando al massimo le generalizzazioni. Ho avuto i miei alti ed i miei bassi, ed anche questo e’ riflesso nel tono del mio racconto. Ho avuto anche la fortuna di aver viaggiato molto, dall’Egitto fino al Sud Africa, pertanto, nonostante il fulcro dei miei scritti si focalizzi sull’Uganda, tocco anche paesaggi e realta’ diverse. Inoltre ho usato questa mia postazione privilegiata per fare delle riflessioni su quello che succedeva nel resto del mondo. Il messaggio di questo libro e’ sicuramente ottimistico. Credo che la direzione in cui questo continente sta camminando sia quella giusta. Ci sono tantissime cose da fare prima che questo posto riesca ad esprimere tutte le sue potenzialita’, tuttavia, sono convinto che ci sia una speranza concreta e che la prossima generazione possa vivere in un posto migliore.