Da Mezzogiorno verrà la riscossa (La Gazzetta del Mezzogiorno)

di Oscar Iarussi, del 26 settembre 2012

Da La Gazzetta del Mezzogiorno - 26 settembre 2012
"Ricomincio da Sud", il nuovo libro di Lino Patruno
A che punto è la notte del Sud? No, scusate, l’incipit è sbagliato, succube dei luoghi comuni sul Mezzogiorno. Riproviamoci. A che punto è il giorno del Sud? Potremmo chiederlo, per esempio, all’elegantissimo ex 007 Pierce Brosnan, protagonista nordico che trova la felicità nel sole di Sorrento, fra agrumeti e coste da favola. Succede nella commedia romantica Love is all you need della regista danese premio Oscar Susanne Bier, a Natale sugli schermi. That’s Amore: Sud stereotipato eppure salvifico.
Invece nella maggior parte delle rappresentazioni in auge - siano esse giornalistiche, artistiche o sociali - il Sud appare prigioniero del «teorema di Gomorra»: l’autodenuncia dei mali che altri useranno puntualmente per condannarlo all’immobilità. Forse è per questo che, se non ci è sfuggito, manca il nome di Saviano nel ricco novero di protagonisti e di storie orchestrati con sapienza da Lino Patruno in Ricomincio da Sud. È qui il futuro d'Italia (Rubbettino ed., pp. 250, euro 14,00).
Davvero non v’è bisogno di spiegare al Lettore chi sia l’autore del saggio, che ha dedicato l’intera vita professionale alla «Gazzetta», l’ha diretta per tredici anni e continua a scrivere su queste colonne con pugnace spirito meridionalistico. Nelle pagine di Patruno il rispetto per i giganti della tradizione (da Nitti a Fortunato, da Salvemini a Gramsci, da Carlo Levi a Tommaso Fiore) non risulta mai paralizzante. Il «suo» Sud non è in ostaggio delle glorie del passato, ignorate o contrastate dall’aggressivo e vittimistico «settentrionalismo» che conosciamo. Da almeno vent’anni in qua, infatti, il Nord si è imposto al centro dell’agenda politica ed economica del Paese, concretando l’ennesimo paradosso italiano: il risentimento dei ricchi verso i poveri, la perenne lamentazione accompagnata dalla minaccia della secessione.
Ai movimenti, ai circoli, alle associazioni, agli intellettuali in lotta contro tale retorica «neo-sabauda» (già, non si capisce perché la polemica linguistica debba valere solo nel caso dei «neo-borbonici»), Patruno dedicò nel 2011 Fuoco del Sud sempre per i tipi di Rubbettino. Un reportage storico-politico e un’ardente ricognizione dei «nuovi briganti» in coincidenza con il centocinquantesimo anniversario della disastrata unità nazionale, che, nei termini di una celebrazione laica, costituiva un po’ il prefazio non privo del sursum corda, l’invito a farsi coraggio. Ora Ricomincio da Sud prova a declinare il «canone» di una riscossa grazie a decine di esempi virtuosi rintracciati nelle regioni meridionali con la curiosità, la passione e le suole del giornalista consumato.
E che si tratti di una «supplica» ai meridionali affinché si riconoscano nello specchio del futuro è confermato dal ricorrere dell’anafora nel discorso di Patruno, che spesso ripete in principio della proposizione una o più parole iniziali del periodo precedente. Quasi un mantra: «Se non ci fosse il Sud...».
Nondimeno gli argomenti del libro sono razionali, cogenti, «illuministici», a partire da una domanda radicale. Bastò un secolo a trasformare la povera Italia risorgimentale nell’Italia «miracolosa» del boom anni Sessanta, ma perché non riuscì a colmare il divario interno Nord-Sud? Né le cose sono cambiate in seguito, fino a oggi, ad onta delle risorse straordinarie destinate al Mezzogiorno dalla «Cassa» poi cassata nel 1984 (sulla quale il giudizio dell’autore è positivo). La risposta è drammaticamente fondata nei numeri, nei calcoli, nelle pieghe nascoste della Storia che sorprendono e suggestionano il lettore: quelle «famose» risorse furono e sono indirizzate soprattutto verso il Settentrione. E là dove lo Stato - raramente - ha tentato di riparare al torto, vi hanno pensato il mercato e i poteri forti della finanza a divaricare oltremodo la forbice, magari servendosi del maggiordomo leghista neppure beneducato. Mentre sarebbero da approfondire le dinamiche colpevoli o fallaci nel sottoutilizzo dei copiosi fondi europei, cui il testo fa cenno.
Insomma, secondo Patruno, siamo vittime di un Grande Inganno che ha finanche accarezzato l’idea degli introiti fiscali pagati dai territori e ai territori attribuiti: «un residuo medievale». Sì, le tasse, diabolico spauracchio nazionale, almeno per chi le paga. Le imposte indirette fin dall’origine dello Stato furono circa il doppio delle dirette - scrive Patruno - «gravando quindi maggiormente non sui patrimoni o sui redditi più alti, ma sui consumi e sui redditi più bassi».
È solo uno dei numerosi esempi del «sacco del Sud», cui corrispondono in positivo settantuno «inaspettati tesori»: fatti, comportamenti, esperienze personali o imprenditoriali. Dalle «sentinelle anti-sisma» di un’azienda di Corato alle scarpe predilette dai divi di Hollywood (e dal papa) di un calzaturificio cosentino, per citare un paio di casi.
È icastico il racconto di una giornata nella vita del meridionale tipo, Nicola Cassano, inconsapevole uomo della folla. Dal risveglio fino a notte, Nicola Cassano lavora, produce, consuma, arricchendo pressoché soltanto il Nord. Tuttavia, come tanti, egli resterà al Sud in nome di quell’etica e avventura della «restanza» di cui scrive l’etnologo Vito Teti, condivisa e rivendicata dall’autore. «La fatica, l’asprezza, la bellezza del restare» spingono Patruno a un sincretismo delle voci meridiane, che, sebbene talora in lotta fra di loro, sono chiamate alla polifonia e all’alleanza contro il nemico comune.
Quest’ultima è una contraddizione che andrebbe approfondita, ma rischia di impallidire rispetto alle piccole e grandi mortificazioni di cui abbiamo prova a ogni pie’ sospinto. Un esempio? A bordo della «freccia bianca» pomeridiana Bologna-Bari di Trenitalia, naturalmente priva di vagone ristorante, si può acquistare una bottiglietta d’acqua dall’addetto del «carrello» delle vivande. Fino ad Ancona, dove, senza preannuncio per evitare il panico, addetto e carrello scendono dal treno. Perché? Così, pro memoria del Sud.

Di Oscar Iarussi