Cyclosmia

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Collana: Varia
2017, pp 48
Rubbettino Editore, Arte
isbn: 9788849855210

Nel 1975 la rivista Studio International pubblicò per la prima volta l'intervento che Marcel Duchamp aveva pronunciato oltre dieci anni prima, durante un convegno presso il Philadelphia Museum College of Art (marzo 1961). Intitolato Where do we go from here?, l'intervento proponeva una disamina del futuro a partire dal passato, dalla Modernità, nella quale l'artista aveva stravolto "le sue sorti" in termini di libertà espressiva, linguistica, dal mercato, dal favore del pubblico.

La partita della libertà si giocava, per Duchamp, sul terreno degli "ismi", che dal Realismo in poi, per il secolo successivo, avevano di contro introdotto l'aspetto "retinico", ovvero il piacere meramente estetico-formale nella percezione e produzione dell'opera; a dimostrazione "il fatto" che il problema dell'arte degli ultimi cento anni si riduceva quasi interamente all'unico dilemma del "rappresentante e del non rappresentante". Oltrepassando i limiti di tale contrapposizione, il franco-americano suggeriva che l'arte del domani sarebbe dovuta scendere più in profondità, che l'artista avrebbe dovuto scandagliare il subconscio, valicare "lo specchio della retina", per non rimanere imbrigliato tra la rete della mercificazione, non predigendo la quantità, ma la qualità. Insomma – chiudeva il suo intervento – The great artist of tomorrow will go underground.

Simona Caramia

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