Cronache dal giornalismo con Marco Lupis e Beppe Severgnini (20righe.com)

di Fabio Dalmasso, del 31 gennaio 2019

Il male inutile

Dal Kosovo a Timor Est, dal Chiapas a Bali le testimonianze di un reporter di guerra

Nel 2018 il prestigioso settimanale statunitense Timeha dedicato la copertina Person of the year ai “guardiani”, cioè ai giornalisti, da quelli ammazzati o minacciati a quelli che quotidianamente svolgono con serietà questo mestiere, rischiando in prima persona per raccontare la verità. Una scelta importante da parte dell’autorevole magazine che ha così voluto sottolineare e ricordare l’importanza di una professione sempre più sotto attacco da diversi fronti. Oltre ai pericoli fisici a cui vanno incontri gli inviati di guerra o i reporter specializzati in inchieste e costretti a vivere sotto scorta, i giornalisti devono guardarsi anche da pericoli più subdoli come, ad esempio, le minacce velate che giungono da rappresentanti della politica, le iniziative per tagliare i fondi per la pluralità dell’informazione (con conseguente taglio dei posti di lavoro e, soprattutto, dei collaboratori esterni) e gli attacchi alla credibilità dei mass media da parte di chi vorrebbe cancellare del tutto il diritto a un’informazione fatta da professionisti. Ma nonostante la situazione sicuramente non idilliaca, il giornalismo rimane uno dei mestieri più affascinanti che esistano ed è proprio a questa professione che sono dedicati due libri molto interessanti: il primo è Il male inutile (Rubbettino Editore) di Marco Lupis, giornalista, fotoreporter e scrittore, inviato speciale per alcune delle più importanti testate nazionali oltre che per la Rai. Quello di Lupis è un giornalismo in prima linea, un raccontare fatti di guerra andando sul campo e facendo proprio l’insegnamento di una sua celebre (ma spesso dimenticata) collega, Nellie Bly: “la guerra è combattuta da persone, da singole esistenze che amano, soffrono, muoiono e sono divorate da eventi che non possono controllare” (Nicola Attadio, Dove nasce il vento. Vita di Nellie Bly, Bompiani, 2017). Nelle cronache raccolte, Lupis racconta conflitti spesso dimenticati o poco noti, ma non solo: accanto ai reportage da terre lontane, scritti sempre con grande competenza e passione, Lupis racconta anche la propria guerra privata, un nemico che è una sigla, Ptsd, cioè Post Traumatic Stress Disorder, sindrome da stress post-traumatico. “avevo trascorso gli ultimi quindici anni senza mai fermarsi, senza un attimo di tregua […] vedendo cose che nessuna persona dovrebbe vedere neppure una volta nella vita. Ero convinto che non avessero lasciato nessun segno troppo profondo, che non avessero “rotto” nulla in me. Ma mi sbagliavo” scrive il giornalista in questo libro che è testimonianza di un giornalismo vero, sincero, diretto, fatto con professionalità e passione. Un giornalismo che racconta i fatti, proprio come dovrebbe sempre essere. Il secondo libro dedicato a questo mestiere è Italiani si rimane (Solferino) scritto da uno dei più bravi professionisti del settore, Beppe Severgnini. Con il suo inconfondibile stile, l’autore ripercorre la sua carriera giornalistica, dagli esordi su La Provincia di Cremona fino all’attuale direzione di Sette del Corriere delle Sera. Si tratta di un modo di raccontare la realtà completamente diverso da quello di Lupis, a partire, ovviamente, dal contesto in cui scrive Severgnini e dal tipo di articoli che redige. Leggendo l’opera di Severgnini è curioso constatare come la professione sia cambiata molto nel corso degli anni e come spesso il caso abbia (per fortuna) giocato un ruolo importante nelle carriere: dobbiamo infatti essere tutti quanti grati al primo direttore del giovane Severgnini che accettò di pubblicare un pezzo intitolato Carrozzieri a Tahiti per raccontare una nevicata a Crema o un articolo in cui preferì narrare l’elezione di Miss Body Leopardo invece di parlare di schede e e urne elettorali classiche. Molto ironico e altrettanto inglese, Severgnini risulta un giornalista incredibilmente capace e coinvolgente, in grado di tenere alta l’attenzione del lettore grazie a un uso sapiente della parola. Una lettura estremamente gradevole che gli aspiranti giornalisti dovrebbero studiare con attenzione.