Così bella così dolce. Dalle pagine di Dostoevskij al film di Bresson ()

di Redazione, del 17 ottobre 2012

Da Sipario - 17 ottobre 2012
Così bella, così dolce
, un lui davanti al cadavere della moglie suicida ad arrovellarsi su ragioni del gesto estremo, è un adattamento del racconto di Fiodor Dostoevskij La mite, che Robert Bresson ha risolto ad ascetico modo proprio nei tempi, ambienti, oggetti, personaggi, ma con dinamiche che si confrontano con la fonte. Ce ne ragguaglia un volume collettaneo. I tre curatori espongono il proprio punto di vista, Francesco Bono assieme a Gianni Sarro antologizzando varietà di interpretazioni critiche, Luigi Cimmino marcando uno stile di Bresson, che "rovescia la prospettiva di La mite", Giorgio Pangaro cogliendo in diversità di scrittura la stessa "serietà". Ma allargano la prospettiva anche sull'apporto di una decina di studiosi.

È minuziosa analisi del testo dostoevskiano ad evidenziare elementi topici, monologo, suicidio, connessioni di spiritualità (Gabriella Elina Imposti), od oggetti significativi, immagine della Madonna, rivoltella, lettuccio di ferro (René Prédal), confronto allargato anche a La muta di Tommaso Landolfi (Claudia Criveller), riflessione su "stretta parentela " di La mite con Il sogno di un uomo ridicolo (Gilfredo Marengo), e anche su tracce di una "dimensione cinematografica" della fonte letteraria (Daniele Dottorini). Ma per lo più, i saggisti si orientano su bressoniane modalità di trasposizione, "per frammenti" in sublimazione kantiana (Luciano De Giusti), con "frammentazione lontana dall'emotività" a stigma di alienata modernità (Claudia Zanardi), accostamento a Dostoevskij "secondo la lettura di Berdiaev" (Roberto Zalizzoni), in rovesciamento di prospettiva "racconto fantastico trattato come un fatto di cronaca" (Francesco Torchia), in ogni caso, in "film della parola e della sua negazione" e "sul tempo per negarne l'apertura" (Giorgio Tinazzi).

Di Alberto Pesce