Concertino

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Collana: Varia
2003, pp 282
Rubbettino Editore, Fuori Catalogo
isbn: 8849802153
«È questo un libro unico nel suo genere, che germina a ogni pagina e si moltiplica all’infinito»: così potrebbe prendere le mosse la presentazione di Concertino, l’ultima fatica letteraria di Nino Gimigliano. In realtà, anche a voler declinare il sensus communis che ha vivificato il mio prologo, l’Autore ci offre in quest’opera una dimostrazione di notevole duttilità che ha pochi eguali nella letteratura calabrese degli ultimi anni. Alla sua dimensione lirica, a volte scabra e a volte levigata, egli sovrappone, infatti, un’intricata selva di rimandi e rifrangenze che solo un rigoroso apparato critico può diradare. Anzi, questo sfondo frastagliato offre all’autore lo spunto per arricchire e indirizzare la sua vena verso quella metabolica concezione dell’arte che corrisponde, per usare le parole di Heidegger, al pensiero poetante (e alla poesia pensante di leopardiana memoria). Vi si legge di tutto in Concertino e tutti, a diversi livelli, vi possono trovare qualcosa del proprio vissuto. Prevale, naturalmente, la prassi esistenziale dell’autore, ma anche il suo essere stato testimone di importanti episodi che hanno segnato il XX secolo, la sua sensibilità ironica eppure tanto dolorosa; vi campeggiano frammenti di liricità pura e di filosofia spicciola che al gusto per l’erudizione alternano quello per l’introspezione psicologica. D’altronde, Gimigliano ha già prodotto opere di sicuro valore narrativo come il geniale Occhialì historiae, e il più concentrico Rivolta delle cose e l’ultimo, appassionato, Procida. Memorie dal penitenziario, ma Concertino, è sicuramente il risultato più complesso e ambizioso del suo inesausto itinerarium mentis. Un libro che si squaderna ad ogni lettura mostrando un universo personale che in molte pagine riesce a diventare assoluto. Raffaele Gaetano