Compagno cittadino
Il Pci tra via parlamentare e lotta armata

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Collana: Le ragioni degli storici
2006, pp 510
Rubbettino Editore, Biblioteca liberale, Le ragioni degli storici, Politica, Partiti politici
isbn: 9788849811087
Dalla lotta al fascismo e dalla guerra di liberazione il Pci ricava la convinzione che sia possibile limitare, se non abbattere, il potere del capitalismo e dei ceti sociali che lo rappresentano. Pertanto, nel 1943-1945 si combina la politica delle alleanze (estesa ai sei partiti-DC, Psi, Pri, Pli ecc.-del Comitato di Liberazione nazionale e del governo) con una guerra civile spietata contro i fascisti e i loro alleati nazisti.
La guerra di liberazione diventa lunga e si proietta ben oltre il 25 aprile 1945. Le armi, soprattutto da parte dei comunisti, non vengono consegnate alle autorità statali e a quelle alleate.Si contano a diverse migliaia le vittime di processi sommari, di delitti e di vendette che, soprattutto in Emilia Romagna, insanguinano il dopoguerra. Il gruppo dirigente, come nel caso della Volante rissa, ne è un testimone muto, se non un protagonista furtivo.
Questa continuazione della guerra civile significa che per il Pci non ci fu, come spesso sostiene la storiografia comunista,una scelta immediata e definitiva per la democrazia politica. La via parlamentare, cioè il metodo costituzionale per il socialismo, venne sancito solo nel 1956, all'VIII congresso.
I comunisti italiani erano dei rivoluzionari e non dei riformisti, dei marxisti-leninisti e non dei liberal-democratici. Pertanto, furono attenti a studiare i rapporti di forza per decidere fin quando, anche grazie agli equilibri internazionali tra Stati Uniti e Unione sovietica, e alle tensioni interne tra l'avventurismo insurrezionalistico di Tiro e le cautele di Stalin, la via parlamentare potesse conciliarsi con l'obiettivo della conquista del potere.
Salvatore Sechi, avvalendosi anche della sua esperienza di“ospite ingrato” nelle fila del Pci, documenta il volto oscuro dei comunisti, cioè l'insieme delle azioni che furono predisposte sia per lastricare la via all'instaurazione di un regime socialista sia per difendersi da un'eventuale messa fuori legge del partito, come chiedono diverse voci, in seno alle amministrazioni Truman ed Eisenhower e nei sacri palazzi (Pio XII) , Franco ecc..
Un rilievo centrale viene dato in questo volume alla formazione di un esercito di riserva, cioè un apparato clandestino militare che dall'Emilia-Romagna si spinge fino alla Cecoslovacchia.A Praga e nelle altre città ceche si formarono campi di addestramento alla sovversione e alla guerriglia dove migliaia di comunisti (a cominciare dai capi della Volante rossa), per lo più ex partigiani condannati o in attesa di condanna per i crimini commessi durante la Resistenza e negli anni successivi si addestrarono per rovesciare l'ordine politico e sociale esistente in Italia.Il servizio segreto sovietico, che controllava il partito e lo Stato, si prese cura dell'addestramento sia alle armi sia all'uso di radio-ricetrasmittenti, di parrucche e altri mezzi di travestimento come di carte di identità false per i membri della Direzione e del Comitato centrale degli esperti comunisti mandati a Mosca da Longo e Berlinguer.
Oltrechè ad armarsi, i comunisti italiani si preoccuparono di creare un sistema di prelievo di tangenti sui profitti delle società, pubbliche e private, che commerciavano con i paesi dell'Europa orientale.Queste florido commercio si cumula ai finanziamenti miliardari che il Pci fino allo scioglimento ricevette da Mosca.
Si spiega, con queste premesse, la preoccupazione che un partito così rigorosamente predisposto per la rivoluzione suscita in seno al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, come Sechi documenta.
Anche l'opinione del servizio segreto italiano è che il Pci abbia una doppia natura. Insieme alla politica di rispetto della costituzione segue quella di una possibile insurrezione, a fianco della Unione sovietica di cui accetta i piani militari di invasione dell'Europa.
Nella lunga introduzione Sechi ricorda alcune sue vicende di iscritto assai trasgressivo. Dalla militanza a Torino nel gruppo dei“Quaderni rossi” di Raniero Panzieri si dipana fino a quella a Bologna. Qui“il partito emiliano” ha i tratti di una rude pagana razza padrona che Sechi illustra fino a quando lo si costringe a fare fagotto. Bologna, fatte tutte le differenze, diventa per lui come Praga.

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