Che cos'è la verità
I compiti di un'ermeneutica filosofica

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Collana: Piccola biblioteca del pensiero occidentale
2012, pp 258
Rubbettino Editore, Filosofia e Religione, Storia della filosofia occidentale
isbn: 9788849834314
Hans-Georg Gadamer (Marburgo, 1900 – Heidelberg, 2002) è stato tra i massimi pensatori del XX secolo. La sua opera principale, Verità e metodo (1960), è considerata ormai non soltanto un vero e proprio classico della filosofia del Novecento, accanto a Essere e tempo del suo maestro Heidegger e pochi altri testi di pari livello, ma anche l’opera che ha imposto definitivamente l’ermeneutica filosofica come una delle correnti fondamentali del pensiero contemporaneo. A Verità e metodo, peraltro, vanno affiancati gli studi su una grande varietà di argomenti (dall’interpretazione dei filosofi greci ai più urgenti problemi filosofici, ma anche sociopolitici, del mondo odierno) che Gadamer ha pubblicato nel corso dei decenni in varie raccolte: dieci volumi di Gesammelte Werke, in primo luogo, e poi ancora La ragione nell’età della scienza, Elogio della teoria, L’eredità dell’Europa e Dove si nasconde la salute. Che cos’è la verità propone in traduzione italiana quattro saggi tratti dal secondo volume dei suoi Gesammelte Werke e dalla raccolta Gadamer Lesebuch, dai quali emergono in maniera particolarmente chiara il senso fondamentale e la perdurante attualità del messaggio filosofico dell’ermeneutica, condensabile nella rivendicazione di significato e valore autonomi per una serie di esperienze che stanno «al di fuori della scienza» e nelle quali, per Gadamer, «ci si dà a conoscere una verità che non sarebbe altrimenti raggiungibile », cioè si annuncia «una verità che non può esser verificata con i mezzi metodici della scienza». Una rivendicazione di significato e autonomia, in altre parole, per «una forma di intelligenza» – quella del comprendere (Verstehen), il fenomeno ermeneutico fondamentale – che, «nel nostro tempo sopraffatto dalla rapidità dei mutamenti», secondo Gadamer «rischia di oscurarsi e di perdersi», e che è invece nostro compito salvaguardare, coltivare e continuare a sviluppare, pena uno smarrimento del senso più profondo di ciò che è autenticamente «umano».