Calabria estrema (Il Sole 24 ore)

di Stefano Folli, del 25 giugno 2013

Da Il Sole 24 ore del 23 giugno 2013

È piacevole come sempre frequentare le pagine di Giovanni Russo, ritrovare la sua prosa colta, densa di passione civile. È un modo per tornare al giornalismo migliore di questo Paese, testimone di mutamenti sociali e politici che troppo spesso si sono trasformati da opportunità di sviluppo a scommesse perse. Quando si scrive di Russo si accompagna sempre il suo nome al ricordo del «Mondo» di Pannunzio e nel tempo l'accostamento è diventato talmente automatico da apparire quasi un luogo comune. Eppure, quando si sfoglia quest'ultima raccolta di scritti (Nella terra estrema, con un lungo e interessante saggio introduttivo di Vito Teti) viene da pensare che no, non è improprio ricordare ancora oggi l'incredibile esperienza di quella testata nell'Italia degli anni Cinquanta e Sessanta Giovanni Russo è uno dei pochi superstiti di quella stagione, senza dubbio il più vicino, fra i viventi, allo spirito e al taglio giornalistico che il direttore Pannunzio aveva voluto per il suo settimanale.
Lo dimostra questo ritorno nella "terra estrema" calabrese che raccoglie - in memoria di Corrado Alvaro - testi antichi e più recenti, a conferma della decennale attenzione riservata dall'autore a questa specifica componente della "questione meridionale". E qui si sente riecheggiare la lezione dei maestri: Fortunato e Salvemini, Dorso e Saraceno, Compagna e Rossi Boria. Sullo sfondo dei De Gasperi, Einaudi, Vanoni, Antonio Segni, Ugo La Malfa. Si dirà che sono cose note. Ma non è vero, o almeno non è più vero. Riproporre oggi nei suoi termini rigorosi, ma anche nel suo corretto spessore storico, la questione del Sud è fatica a cui pochi si sottopongono (ce ne sono, uno è Ilvo Diamanti, non a caso citato da Russo). Russo spiega bene come il Meridione non è rimasto fermo. La Calabria di oggi è molto diversa da quella di cinquanta, quarant'anni fa. Ma il disfacimento del tessuto connettivo e sociale è proseguito e le cronache si accorgono di quelle terre quasi solo per i risvolti criminali. Leggere Russo serve a riflettere su tutto il resto. E forse anche a ricordare qualcosa delle radici culturali su cui si è costruita l'Italia unita.

Di Stefano Folli