Benedetto Croce
Il liberalismo come concezione della vita

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Collana: Fondazione Luigi Einaudi
2005, pp 212
Rubbettino Editore, Biblioteca liberale, Fondazione Luigi Einaudi, Politica, Ideologie e culture politiche
isbn: 9788849812145
Prefazione di Valerio Zanone
La tesi di questo libro è che, per capire in cosa consista il liberalismo di Benedetto Croce, sia necessario far riferimento alla sua più generale filosofia. Bisogna porsi, prioritariamente, alcune semplici e ineludibili domande: qual è il senso complessivo dell’opera del filosofo napoletano? Quale il suo significato per noi? Come sciogliere in positivo le contraddizioni e le incoerenze che, come sempre accade, essa pur contiene? E bisogna essere consapevoli del fatto che Croce è solo apparentemente un autore semplice, chiaro, lineare. Dietro il dettato cristallino e il tono quasi olimpico della sua pagina traspaiono infatti, per chi ha la volontà di andare oltre, inquietudini mal celate e profonde e complesse tematiche filosofiche. Intendere Croce, come qui si fa, come un “moralista” e un “retore”, nel senso nobile e classico delle espressioni, significa perciò da una parte mettere al centro del suo pensiero la critica “filosofica” alla figura del Puro Filosofo; dall’altra rendersi conto che egli ha contribuito, come pochi altri pensatori italiani, a quella distruzione delle categorie epistemiche che è la cifra del pensiero contemporaneo. Il liberalismo crociano risulta perciò essere, in questa prospettiva, un liberalismo “senza teoria”, semplicemente una concezione generale del mondo e della vita. Ciò non ne rappresenta affatto un impoverimento, ma è la conditio sine qua non che permette ad esso di ergersi come un’etica che deve sorreggere le azioni degli individui: un’etica laica della responsabilità che vuole essere giudicata solamente dai comportamenti e dai risultati raggiunti. Nei saggi che compongono questo volume emerge altresì che il liberalismo crociano, lungi dall’essere “anomalo” o “inautentico”, è una delle più coerenti risposte date dalla dottrina alle nuove e radicali sfide maturate nel Novecento. Nel periodo più critico della civiltà europea, quando molti intellettuali cedevano, Croce concepiva la più profonda critica del totalitarismo: la vita, egli scriveva, è un nesso indissolubile di male e bene; l’esito tragico sorge quando qualcuno si illude di spezzare il nodo che li tiene avvinti, casomai teorizzando la nascita dell’“Uomo Nuovo”.