Artista e Critico

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Collana: Le Stanze di Mnemosine
2004, pp LXXVIII+492
Rubbettino Editore
isbn: 8849807356
Artista e Critico è l’opera piú rilevante di Pietro Ardito, quella alla quale il suo vivace intelletto di studioso ha affidato il meglio di sé, sforzandosi di pervenire ad un’estetica in cui pulsasse all’unisono la riflessione del teorico, la pratica dell’artista e il giudizio del critico. Un’opera nella quale l’autore ha avuto il merito non solo di elencare nelle questioni controverse i vari pareri, ma anche di pesarne le ragioni e di prendere posizioni a volte anche estreme. Alla sua prima uscita, nel 1872, Artista e Critico raccolse molti consensi e qualche riserva, tant’è che Ardito vi rimise mano alacremente per migliorarla e approdò nel 1879 ad una seconda edizione di molto ampliata che fu positivamente recensita anche all’estero, poi cadde inopinatamente nell’oblio seguendo la sorte dello stesso autore. Qui si ripubblica questa seconda edizione, introdotta da un denso saggio e arricchita da ampi e puntali apparati critici frutto di un lavoro filologico articolato e complesso. Un’opera sulla cui importanza nel dibattito estetologico ottocentesco, può dirsi definitivo il giudizio del filosofo Francesco Fiorentino, che scrisse: «Artista e Critico è diviso in tre parti: Estetica, Arte e Critica. Nella prima è la dottrina, la parte filosofica che spiega gli elementi ideali i quali concorrono alla formazione del Bello, del Sublime, del Comico e simili. La seconda tratta dell’Arte che si incarna nella parola, sotto tutti gli aspetti come prosa e poesia e tutte le forme poetiche. L’autore chiarisce i precetti con acconci esempi, ricavati per la piú parte dagli scrittori italiani, ma tenendo conto altresí delle altre letterature, delle classiche come delle moderne. È la parte piú ricca e piú utile. Finalmente tratta dalla critica, ne fissa il concetto, ne definisce il giro, ne stabilisce le leggi. Anche qui gli esempi abbondano e l’autore non lascia di toccare la varietà di criteri, per non dire il contrasto reciso, che distrae gli scrittori e i critici contemporanei in opposte scuole. La forma di questo libro [...] è piana, lucida, castigata; il contenuto ne è serio, pensato e rivela nell’autore un lungo ed attento studio sulla nostra letteratura, non scompagnato da quello delle letterature straniere».