Architettura del paesaggio
Di natura e d'artificio

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Collana:
2008, pp 254
Rubbettino Editore, Arte, Architettura
isbn: 9788849823257
Gli assunti metodologici sviluppati nel libro partono dalla considerazione che la natura non può essere considerata come un semplice “oggetto” quanto, piuttosto, come una specie di “secondo soggetto”, cioè una controparte attiva nel processo di costruzione della realtà e della produzione di beni. In altri termini lo sviluppo economico non è il risultato dell’azione esclusiva dell’uomo che utilizza un mondo fisico passivo o addirittura inerte ma è il risultato di un’azione combinata tra risorse umane e risorse naturali. Ed allora ha poco significato visualizzare e vincolare soltanto le componenti formali “estetiche” del territorio come se fossero autonome rispetto alle componenti “logiche”, “economiche” ed “etiche” che presiedono alla costruzione (trasformazione) del mondo reale, in quanto il significato che l’uomo assegna alle forme naturali (ed antropiche) è variabile nel tempo in rapporto al variare del grado di civiltà per cui esse non sono fisse (immutabili) anche se, nel tempo, tutta una serie di componenti territoriali, che sono state confermate nel loro valore individuale (ma anche relazionale), hanno assunto il valore di “invarianti”. Bisogna considerare che il rapporto tra uomo e risorse naturali (ed antropiche) ha sempre assunto un ruolo centrale nello sviluppo storico della civiltà per cui la necessità di produrre ricchezza in un qualsiasi ambito territoriale ha determinato, di fatto, la formazione di forme specifiche di cultura che hanno concorso a dare una determinata forma al paesaggio ed a creare i saperi tecnici locali, i comportamenti collettivi e le tecniche di risoluzione dei problemi pratici del lavoro anche attraverso forme non scritte che hanno sottolineato le tappe evolutive della civiltà. E queste regole non sono risultate astratte ma desunte dalla realtà arricchendosi via via, nel tempo, in un rapporto quotidiano tra uomo e risorse primarie. Sulla scorta di queste considerazioni emerge che il territorio ha assunto le forme fisiche che oggi vediamo in conseguenza di una colossale opera di trasformazione ambientale (rimodellamento, risanamento, riorganizzazione) realizzata dall’uomo prevalentemente attraverso il lavoro agricolo (ma in seguito anche attraverso le dinamiche dello sviluppo industriale ed il conseguente sviluppo urbano) e per questo motivo parlare di pianificazione paesistica al di fuori dell’economia, dell’equilibrio territoriale e dell’evoluzione della civiltà non ha assolutamente alcun senso.