Giovanni Beniamino Erhard
Apologia del diavolo
Traduzione dal tedesco con una nota critica di Benedetto Croce

A cura di Vanna Gessa Kurotschka, Renata Viti Cavaliere

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Collana: La Politica
2001, pp 112
Rubbettino Editore, Politica, Pubblica amministrazione
isbn: 9788849801125
Nel 1943 Benedetto Croce, incuriosito da un titolo inquietante, cerca, in tempi difficili, di procurarsi in Germania un testo poco frequentato dalla critica filosofica. Dopo aver letto l'Apologia del diavolo, il filosofo ne traduce il testo e lo fa pubblicare dalla Laterza dotandolo di una prefazione e di una nota critica. Per Erhard , come del resto per Kant , il desiderio di un bene individuale è qualcosa di meramente egoistico, è, cioè, il male. Croce critica questa impostazione di Erhard denunciando l'astratezza della dicotomia fra bene e male, dicotomia difesa, invece, da Erhard in nome anche di Kant. Il Satana che, per Croce simboleggia la forza vitale che si concilia con la spiritualità, che è amore, poesia, lavoro, scienza, spontaneità, progresso, non è il male ma rappresenta piuttosto il bene concepito nella sua interezza, pienezza e concretezza, in quanto è ciò che l'individuo ama e a cui aspira, ciò che dà senso e significato alla sua vita. L'Apologia del diavolo appare come un tentativo coraggioso di fare i conti con un concetto radicale e irriducibile di libertà soggettiva e con l'antropologia ad esso sottesa. Ciò che rende lo scritto notevole e meritevole di essere letto e ancora meditato è proprio la capacità di Erhard di elaborare, sulla base delle categorie filosofiche kantiane, un sistema del male attraverso il quale si introducono nella discussione filosofica in Germania i temi del così detto immoralismo politico. Questa nuova edizione rende disponibile al pubblico filosofico un testo , in parte dimenticato e certamente ingiustamente trascurato.

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