Apocalittici e integrati divisi sul ruolo di Google e Youtube. Confindustria: ora regole eque (Affari&Finanza (La Repubblica))

di Aldo Fontanarosa, del 27 aprile 2015

Da Affari&Finanza (La Repubblica) del 27 aprile

Google o Youtube sono, per tanti di noi, come delle bussole per orientarsi nelle "foreste digitali", piene di sorprese ma anche di labirinti. E chi se ne serve di continuo, in fondo innamorato di questi strumenti, può essere definito un "integrato". Sfrutta le potenzialità del mezzo digitale in maniera quasi acritica, senza farsi troppe domande e senza mai dubitare della loro utilità. Ma ci sono anche gli "apocalittici" che si interrogano invece sui rischi connessi allo strapotere dei colossi di Internet, che tutto sanno di noi, dei nostri gusti, in fondo della nostra vita.
Confindustria Radio Televisioni apre una riflessione sul tema lanciando una collana di "Quaderni" sui nuovi media e la tv (edita da Rubbettino, con Emilio Carelli come direttore responsabile). E il primo numero si intitola proprio "Apocalittici e integrati. 50 anni dopo, dove va la televisione" (136 pagine, 12 euro). Chiaro l'omaggio al leggendario saggio che Umberto Eco mandò in stampa nel 1964, le cui categorie interpretative restano valide evidentemente ancora oggi. Dice Rodolfo De Laurentiis, presidente di Confindustria Radio Televisioni: «Le nostre emittenti hanno in atto un duro confronto con i cosiddetti "over the top", operatori globali provenienti da settori completamenti diversi, con fatturati e liquidità importanti, una forte spinta innovativa certo, ma anche una grande capacità di profilazione degli utenti. Ora, le tv competono di fatto con questi grandi operatori, i quali però non soggiacciono alle stringenti regole che si sono stratificate nel settore televisivo. Regole nate a tutela dei minori, della produzione indipendente, del pluralismo, della privacy, del diritto d'autore. Per questo, come Confindustria Radio Televisioni, chiediamo al legislatore italiano ed europeo, e alle Autorità di settore, di assicurare condizioni competitive pari, eque e trasparenti per tutti».

di Aldo Fontanarosa


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