Francesco Brancaccio
Antropologia di comunione
L'attualità della Gaudium et Spes

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Collana: Centro Studi Verbum
2007, pp 276
Rubbettino Editore
isbn: 8849815238
"Cos'è l'uomo?". E' la domanda programmatica che orienta tutta la riflessione proposta dalla costituzione Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II. L'antropologia teologica contemporanea non può prescindere da quel prezioso documento, la cui visione dell'uomo è un'eredita sempre incisiva e attuale. Molti studi continuano ad approfondirne l'impostazione di fondo: la risposta del Concilio alla domanda sull'uomo è Cristo. «Nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo» (GS 22). Collocandosi in questo ricco orizzonte teologico, l'opera di Francesco Brancaccio – secondo volume della collana teologica Verbum – si distingue per un duplice pregio. Innanzitutto presenta un rigoroso e ordinato commento analitico dei primi due capitoli della Costituzione, quelli più propriamente "antropologici". Emerge in particolare l'attenzione posta ai due paragrafi fondamentali, quelli più cristologicamente caratterizzati: non solo il celebre par. 22, manifesto della nozione teologica dell'uomo nuovo in Cristo; ma anche il meno noto par. 32, che Brancaccio recupera in modo innovativo, rischiarando il fondamento cristologico della dimensione comunionale dell'uomo. Scientificamente fondata ed esposta con linearità, l'opera si rivolge in tal modo sia allo studioso, cui offre un'indagine in sé completa e una miniera di utili strumenti documentari, sia ad ogni cultore o lettore occasionale interessato agli interrogativi di fondo dell'esperienza e dell'identità dell'uomo. L'ulteriore e indiscutibile motivo di merito di questo libro risiede nella peculiare e feconda sintesi interpretativa che esso apporta. L'Autore riesce infatti ad aprire nel panorama teologico postconciliare una prospettiva antropologica finora poco esplorata: «In che termini – si chiede – la comu¬nione con Dio, in Cristo, nella Chiesa, con gli altri uomini, rientra nella definizione dell’essere dell’uomo? Come essa inerisce alla realizzazione piena dell’uomo nel suo cammino storico?» (p. 13). Dire antropologia di comunione, non significa dunque riferirsi alla semplice impostazione filosofica o teologica del tema della socialità dell'uomo. Con questa formula non si intende neanche sottolineare solo la dimensione comunionale dell'essere dell'uomo, ma si riconosce «la comunione come elemento ontologicamente imprescindibile per definire chi è l’uomo» (p. 230). La comunione in Cristo, nell'unità del suo Corpo, nella pienezza del suo compimento escatologico, sono elementi irrinunciabili per esprimere l'essenza dell'uomo. La comunione è anche via storica e ordinaria della realizzazione della piena identità dell'uomo: la comunione ecclesiale nella verità, nella «pienezza dei mezzi salvifici» è il percorso indicato perché l'uomo possa conseguire la sua piena identità in Cristo (cfr. p. 114). «Impianto cristocentrico, elaborazione storico-salvifica, legame con l’ecclesiologia: queste dunque – secondo l'Autore – le linee guida offerte dalla Gaudium et Spes per una si¬stematizzazione dell’antropologia di comunione» (p. 230). «L'antropologia di comunione – commenta nell'autorevole prefazione mons. Costantino Di Bruno – è tratta dalla cristologia di comunione». E prosegue: «È il mistero “reale” della Chiesa il fondamento di ogni vera antropologia di comunione: cristologica, teologica, pneumatologica, ecclesiale, antropologica... La Chiesa è il vero mistero di comunione degli uomini con Dio e tra di loro, perché la Chiesa è il Corpo di Cristo».