Antifascismo e antitotalitarismo
Critici italiani del totalitarismo negli anni Trenta

A cura di Santi Fedele

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Collana: Scaffale Universitario
2009, pp 118
Rubbettino Editore, Politica, Ideologie e culture politiche
isbn: 9788849823493
L'avvio a metà degli anni Trenta della politica dei Fronti popolari e le vicende della guerra civile spagnola che dell'Unione sovietica esaltano il ruolo di grande potenza antifascista, non poco condizionano la riflessione degli antifascisti in esilio in tema di totalitarismo, facendo sì che allo straordinario acume critico col quale Carlo Rosselli e Nicola Chiaromonte penetrano taluni caratteri del fenomeno totalitario non si accompagni una compiuta analisi degli aspetti comuni ai regimi fascisti e a quello sovietico.
Per rinvenire la tendenza a operare un raffronto critico tra quanto si sta realizzando nell'Italia di Mussolini, nella Germania di Hitler e nella Russia di Stalin, bisogna cercare tra quegli esponenti anarchici, quali Camillo Berneri e Luigi Fabbri, pronti nell'intuire i processi degenerativi insiti nella pratica bolscevica della dittatura del proletariato e negli scritti di personaggi alquanto diversi: uno studioso come Lionello Venturi, una“massimalista irriducibile” come Angelica Balabanoff, un“socialista irregolare” come Andrea Caffi, un“trockista atipico” come Bruno Rizzi.
Sono soprattutto tre protagonisti della storia politica italiana della prima metà del Novecento: Gaetano Salvemini, Luigi Sturzo, Francesco Saverio Nitti, che non solo fanno uso dei termini“totalitario” e“sistemi totalitari” per indicare i regimi politici affermatisi nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia bolscevica, ma, ravvisando l'esistenza di singolari analogie tra il fascismo e il nazismo da un lato e il bolscevismo dall'altro, pervengono alla definizione di elementi comuni a fenomeni politici per altro differenti per ispirazione ideale e contesti nazionali.