A sessant’anni dalla morte di Evita Peron un libro ne ricostruisce la biografia politica ()

di Redazione, del 27 luglio 2012

Il 26 luglio di sessant’anni fa moriva a Buenos Aires Eva Maria Duarte, moglie del dittatore argentino Juan Peron. Evita (come viene da tutti ancora chiamata) è stata forse la più nota delle first ladies che si sono affacciate sulla scena politica del Novecento ed è stata, sicuramente, la più amata dal popolo per via della sua intensa attività sociale. Tanto amata da far sì che il popolo argentino, all’indomani della sua morte, sottoscrivesse una petizione alla Santa Sede perché si avviasse il processo di canonizzazione (petizione ovviamente respinta).
La figura di Evita, tornata prepotentemente alla ribalta dopo il successo del musical di Rice e Lloyd Webber in cui la “Madona de Argentina” era interpretata dalla popstar Madonna, è stata finora oggetto di biografie e studi che ne hanno ricostruito il mito, ma nessuno finora si è occupato dell’aspetto più propriamente politico che, oggi, è forse quello più interessante da valutare.
A colmare questa lacuna ci pensa la bella biografia di Loris Zanatta, intitolata Eva Peron. Una biografia politica riproposta in questi giorni all’attenzione del pubblico.

Eccone una sintesi:
Su Eva Perón s'è scritto tanto, ma molto resta da raccontare e da capire. è quel che fa questo libro impiegando un'enorme quantità di fonti inedite. Più che il mito, di Eva percorre la storia. E non solo quella che il mito ha alimentato, quella di Eva Santa dei diseredati. Ma ancor più quella di Eva politica, poiché politico fu l'enorme potere che essa esercitò nell'Argentina del dopoguerra. Della sua breve ma intensa parabola il libro tocca i nodi vitali: la sua nascita politica all'ombra del golpe militare del giugno 1943, il suo universo ideale nazionalcattolico, il controverso rapporto con Perón, la decisiva influenza nel plasmare il movimento peronista, il suo posto nell'orizzonte dei populismi del Novecento. E infine la sua immagine d'icona del “comunismo di destra” o del “fascismo di sinistra”. Cioè d'inconscia testimonianza dei tanti ponti tra quelle due sponde.
L'immagine che ne emerge è quella d'una personalità eccezionale. E di un affascinante fenomeno sociale. Ma anche di una figura che se per un verso “fece del bene” e si guadagnò un'immensa popolarità, per un altro accreditò il celebre aforisma secondo cui“non basta fare il bene, ma bisogna farlo bene”. Poiché il bene fatto male è piuttosto nocivo. Eva fu protagonista di un convulso processo di modernizzazione sociale condotto però attraverso una sorta di primitivismo politico. Attraverso cioè un afflato carismatico e una concezione patrimoniale autoritari e impermeabili allo spirito d'una democrazia moderna. Del peronismo essa fece più di chiunque altri una religione secolare, coi suoi dogmi e i suoi fedeli, dove chi stonava non era oppositore bensì eretico. Sotto il peronismo di Eva, in sintesi, l'Argentina entrò nella modernità sociale saltando quella politica. Fu, la sua, una sorta di via religiosa alla modernità, foriera di tragedie.

Loris Zanatta insegna storia dell’America Latina all’Università di Bologna.