In libreria Ospedale da campo di Filippo Petroselli. Lo sguardo di un medico, patriota e cattolico, sull’”inutile strage” (caffeinamagazine.it)

di Rosa Rossi, del 16 ottobre 2017

Ospedale da campo

Memorie di un medico cattolico, dalla guerra di Libia a Caporetto

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A cento anni esatti dagli avvenimenti di cui l’autore fu testimone, arriva in libreria Ospedale da Campo di Filippo Petroselli (1886-1975) per i tipi Rubbettino (in collaborazione con la Fondazione Caffeina). Si tratta di una nuova testimonianza, rimasta inedita fino ad oggi, di fatti che segnarono tante vite di italiani e che per certi aspetti contribuirono a fare gli italiani (in un’Italia ancora molto giovane). Il volume contiene i ricordi, le osservazioni e le riflessioni redatte tra il 1920 e il 1921, dall’autore. Si tratta dunque di una cronaca basata su un percorso individuale e su un personale punto di vista. Questa cronaca, come le numerosissime altre ispirate agli stessi avvenimenti, può costituire un tassello di una vicenda storica che ha segnato quelle vite, quel periodo ma anche i decenni successivi, fino a divenire un punto di riferimento cronologico per un intero secolo. Per acquisire la dignità di storia ha bisogno di essere interpretata, contestualizzata, sottoposta a indagine, commentata e corredata da apparati prestigiosi. È questo che si è proposto Gianni Scipione Rossi, noto oltre che per la sua attività di giornalista per le minuziose ricostruzioni storiche di vicende note o poco note del primo cinquantennio del Novecento. Per farlo ha analizzato il punto di vista dell’autore, lo ha messo a confronto con altri punti di vista fino a ricostruire un intero quadro che, risalendo alla storia familiare dell’autore e percorrendone le vicende nei decenni successivi, va ben oltre la vicenda personale per ricostruire un importante spaccato italiano. Chi è stato dunque l’autore, come lo ricostruisce Rossi?

Prima di tutto è stato un cattolico, proveniente da una famiglia clericale di origine marchigiana (Cingoli), approdata a Viterbo, dove si inserisce nel numero dei notabili. Famiglia di Viterbo dunque - la ‘città dei Papi’ (1257 -1281) per volere di Alessandro IV - che, a dispetto del breve periodo di permanenza del papato e dei secoli trascorsi, rimane pervicacemente legata alla presenza papale. Poi è stato medico: in questa veste, approda in Libia (1911) quando la guerra è formalmente terminata e si è trasformata in guerriglia. Dopo pochi mesi dal suo ritorno (aprile 2014), scoppia una nuova guerra che, questa volta, impegna il territorio nazionale. Petroselli parte di nuovo, forte dell’esperienza precedente, della fede e dello spirito cristiano che non lo abbandonano mai, patriota ma non interventista, sicuramente nel segno delle parole di papa Benedetto XV che vede nella guerra un’ “inutile strage”. Da questa prospettiva guarda alla guerra, giungendo a conclusioni ben diverse rispetto a quelle di Marinetti, poeta interventista e visionario, che nel 1909 l’ha definita ‘igiene del mondo’.

Il nostro autore suggella la sua cronaca con una frase (“la guerra è una melma che tutto copre e imputridisce”) che rivela la critica impietosa di un patriota in cui la riflessione prevale sulla passione, sicuramente per il suo sentimento religioso e per la consapevolezza della sconsideratezza della guerra per una nazione troppo giovane che, forse, se fosse nato qualche decennio prima, non avrebbe voluto. Il risultato è una critica impietosa, in una prosa volutamente antiretorica, che con ogni probabilità è rimasta nel cassetto proprio perché lo spirito cristiano e il turbamento di fronte alla strage di vite umane hanno prevalso in lui sul desiderio di notorietà, come emerge dall’analisi di Gianni Scipione Rossi.

Filippo Petroselli, Ospedale da campo, memorie di un medico cattolico dalla Libia a Caporetto, a cura di Gianni Scipione Rossi, Rubbettino Editore, 2017, Euro 16,00