A lezione di metodo da Joseph Schumpeter ()

di Redazione, del 23 marzo 2012

In libreria dal 29 marzo per la prima volta in Italiano un saggio dimenticato del grande economista austriaco.
Sarà in libreria il 29 marzo un piccolo gioiello del pensiero sociologico del Novecento intitolato Come si studia la scienza sociale.
Il testo offerto per la prima volta ai lettori italiani nella raffinata traduzione di Enzo Grillo e arricchito da un saggio di Dario Antiseri ha avuto una vicenda editoriale assai travagliata. Scritto da Schumpeter nel 1910 e pensato in primis per gli studenti che si accingevano a seguire i suoi corsi finisce per essere presto dimenticato, complice con ogni probabilità la disattenzione della moglie che, alla morte dell’economista redige un elenco delle opere del marito finendo inevitabilmente (e fatalmente) per trascurarne qualcuna (tra cui proprio Come si studia la scienza sociale), non essendo peraltro materialmente in possesso di tutti gli originali, essendosi la famiglia trasferita nel frattempo in America.
Ecco perché la pubblicazione da parte di Rubbettino di questo volume costituisce un vero e proprio evento editoriale. Schumpeter scrive questo testo in un periodo particolarmente significativo per la sua produzione intellettuale ovvero durante la stesura di Teoria dello sviluppo economico e in esso torna a riflettere sulle precondizioni epistemologiche del “fare teoria”, indirizzando ai suoi studenti quella che fu subito accolta come una “guida irrinunciabile attraverso il territorio della scienza sociale”, allora ancora “scienza giovane”. Come si studia la scienza sociale è un’opera di pedagogia della teoria, di appassionata perorazione per il “valore conoscitivo della scienza”, il cui studio “ci porta alla comprensione delle cose che ci circondano, ci permette di conoscere più o meno rigorosamente l’importanza delle singole circostanze. Tutto questo sicuramente ci costa una buona fetta della freschezza e del radicalismo giovanile spesso così bello col quale si accosta ai problemi sociali chi non ci capisce un bel nulla… Ma ci insegna cosa dobbiamo pensare delle cose, e ci insegna anche le grandi necessità delle cose stesse. Ci protegge dalle esagerazioni e dalle speranze alle quali segue immancabilmente la delusione, e ci dà la cognizione che domani potrà accadere solo ciò che oggi è in germe. E sta in questo l’essenza della formazione politica”.